Un pensiero su Fachinelli

Nel mio ultimo libro “Per una pedagogia dell’alterità”, uscito nell’estate 2020, ho citato alcuni lunghi brani dall’opera di Elvio Fachinelli: questo pensatore, medico, psicoanalista freudiano, saggista, mi ha illuminato su alcuni punti essenziali della teoria critica. La sua opera ha una vena “inquietante” come recita il titolo del saggio a lui dedicato di Alessandra Diazzi, un filo rosso che conduce a riflessioni spietate, complesse, mai dogmatiche, su società, psichiatria, cultura, pedagogia. I suoi saggi sull’educazione insistono sulla cultura della “funzione” legata all’infanzia: ogni istituzione educativa, ogni atto educativo è, nella società contemporanea, funzionale per gli adulti, in primis, per perpetuare le condizioni economiche e sociali esistenti. E i bambini dove sono? In un universo come il nostro, i bambini sono dimenticati, forse, sembra dirci Fachinelli, lettore dei filosofi francesi come Baudrillard, perchè non esiste gratuità. L’esistenza è un dono, un eccesso: solo attraverso la dispersione della nostra energia, della nostra propria esistenza verso l’altro, nel segno della gratuità delle nostre azioni, adempiamo alla nostra più intima essenza di essere umani, di formatori di mondo.

Il problema infatti, oggi, sembra l’assenza di gratuità, in particolare verso l’infanzia. I bambini, i figli vengono al mondo e poi diventano motivo di conflitti, troppo spesso sono al centro di vicende giudiziarie tra genitori. Troppo frequentemente sono motivi di calcolo, di problemi estranei all’infanzia, come i soldi, il potere sull’altro, i ricatti. Per far sì che la società diventi un luogo più abitabile per i bambini, gli adulti dovrebbero iniziare a saper donare, a saper far dono dell’eccesso, senza chiedere nulla indietro, soprattutto ai bambini.

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