Dislocazione e aggressività

La dislocazione è un meccanismo di difesa che appartiene a tutti noi. Vi sono però differenze nella modalità di espressione, nel contesto, differenze legate all’età e alla situazione personale. Il meccanismo del “capro espiatorio” mai abbastanza indagato, è alla base delle relazioni interpersonali: ciò accade perché vi saranno sempre individui empatici, propensi ad ascoltare e a farsi carico del dolore altrui. Si parla infatti molto di empatia, non perché sia diffusa, ma al contrario molto rara: tuttavia una qualità senza la quale il genere umano si estinguerebbe. Alcuni soggetti sono per indole e per cultura molto più capaci nel sentire emozioni condivise: questo porta queste persone ad essere involontariamente il bersaglio della maggioranza, ossia di tutti i soggetti che, oltre ad avere scarsa capacità empatica, hanno anche un lungo percorso di rimozione. Questo percorso si manifesta in atteggiamenti aggressivi o aggressivo-passivi, anche in tarda età: un esempio è la delazione, lo screditare e lo sminuire. Le persone che possono condividere emozioni e sentimenti sono incredibilmente ricche interiormente, in perenne inquietudine e in perenne trasformazione: sono persone che si fanno carico, di frequente, anche dello stigma sociale. Sono persone che spesso sono al margine, o che subiscono costanti tentativi di marginalizzazione. Credo che queste persone siano coloro che garantiscono la sopravvivenza della specie, non solo per il meccanismo sociale del capro espiatorio, già illustrato da Girard e Freud, ma anche per la possibilità che donano agli altri, di esperire e immaginare una realtà differente, in cui le persone possono condividere il dolore, la sofferenza, e crescere insieme.