Arte e corporeità

Il processo artistico può disvelare processi inconsci, fare emergere dinamiche della personalità che non sono state elaborate e di cui non si è consapevoli. L’arte ha un profondo legame con il problema della verità: i filosofi, a partire da Platone, si sono interrogati sul valore dell’arte per la comunità, nell’educazione dei bambini, per mantenere stabile una certa forma di governo. Secondo Merleau-Ponty: “in un certo senso si può affermare che l’opera d’arte è l’emergere di un mondo sommerso, di una qualche forma di verità. Come la filosofia, l’arte è la realizzazione di una  verità”. Il filosofo francese parla della realizzazione di una verità, di un venire alla luce di un mondo sommerso: a quale mondo dimenticato si sta riferendo se non a quello dell’inconscio? L’individuo si costituisce nella propria esistenza nel mondo a partire da ciò che è, un “nodo di relazioni”. A partire dall’alterità, quindi, l’individuo conosce la realtà e impara ad essere nel mondo. La stessa corporeità è la testimonianza di un intreccio di esperienze, di percorsi, di attraversamenti in cui gli altri trasformano l’essenza stessa dell’esistenza: secondo Merlau-Ponty “il corpo non può essere paragonato all’oggetto fisico, ma piuttosto all’opera d’arte. In un quadro o in un brano musicale, l’idea non può comunicarsi se non attraverso il dispiegarsi dei colori e dei suoni. Se non ho visto i suoi quadri, l’analisi dell’opera di Cézanne mi lascia la scelta fra più Cézanne possibili, ed è la percezione dei quadri a darmi l’unico Cézanne esistente, in essa le analisi assumono il loro senso pieno. Lo stesso può dirsi di una poesia o di un romanzo, quantunque siano fatti di parole”. Il corpo quindi è tale perché è questo corpo, un corpo individuale che appartiene al “Tu”: il principio individuazione ci permette di comprendere la corporeità dell’altro proprio perché individualizzato nella propria singolarità.

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